«Hey! Principessa…
Amoricino mio…».
«Che c’è!».
«Niente…
volevo solo
dirti che ti amo…».
«Davvero!?».
«Mi basta che sei qui.
Accanto a me.
E già ti amo.
Sì.
Semplicemente.
Così».
«Dai! Guida piuttosto!
Non guardare me!
Guarda la strada piuttosto!».
«Sì…».
«Dici sempre sciocchezze!»
«Non importa.
Mi piace dire
sciocchezze
se raccontano amore».
Le luci delle poche macchine
in giro in quella notte
si fondevano
con il luccichio
dei suoi occhi.
Dall’anima germogliava
la maschera di un sorriso.
Malinconica e mesta
nascondeva quel
pensiero di consapevole
o meglio amorevole
accettazione
di tutto di lei.
«Perché nascondi
il tuo viso.
Perché copri
sempre il tuo volto
con quella mano.
Ogni volta.
Perché».
«Uffi!
E pensa
a guidare tu!».
«Perché fai
sempre così.
Perché…».
Già…
Il cuore di lui in fondo
aveva già la risposta.
Il cuore aveva già capito.
Non c’era poi
così tanto
bisogno di parole.
Colpa e maledizione
del suo cuore.
Sempre il suo
stupido cuore.
Inguaribile
genitore d’amore
non voleva spezzare
quell’incanto che sebbene
tragicamente scontato
viveva comunque.
Sì.
Viveva felice nell’amore
verso quel “faccino”.
Verso quegli “occhiettini”.
Per ammirare quello sguardo.
Per contemplare quel nasino.
Per sorridere di quelle smorfie.
Per accarezzare quei capelli.
Per stringere quelle mani.
Per pizzicare quelle “guanciottine”.
Per venerare quelle “labbricine”.
Per prendersi cura
del fragile e piccolo
“cuoricino” di lei.
«Ancora mi guardi!
E smettila! Lo sai che
non voglio che
qualcuno mi veda!
Lo sai com’è che
funziona qui!».
…
(Sì. So bene.
Com’è che
funziona).
Titolo: Il Razzismo dei sentimenti | Testo: Luke Brendon | DigitalArt: www.facebook.com/vaniagraphic | CREAZIONI GRAFICHE AMATORIALI |

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